Le peculiarità del conflitto arabo-israeliano e il fallimento dell’assioma “pace per terra” alla base del “processo di pace” iniziato ad Oslo nel 1993 incrementano l’opinione negativa che la comunità internazionale ha delle ragioni dello Stato d’Israele e spingono per una giurisprudenza internazionale progressivamente anti-sionista, anti-israeliana e anti-ebraica. Le basi storiche e religiose del diritto all’autodeterminazione ebraica sulla terra che il mondo non-israelita chiama Palestina sembrano scontrarsi con lo stesso diritto palestinese: il libro spiega dal punto di vista del diritto internazionale sia la tesi dell’esistenza d’Israele in confini difendibili e sicuri che realizzino il diritto all’autodeterminazione ebraica in Eretz Israel proporzionalmente all’estensione del diritto all’autodeterminazione arabo-musulmana realizzato nei vari Stati islamici, sia la legittimità del diritto degli ebrei di risiedere in qualsiasi parte di Gerusalemme, della Giudea e della Samaria (regioni più note ai non-ebrei col nome Cisgiordania) alla pari di quella dei palestinesi di vivere in Israele, a prescindere dalla sovranità esercitata su questi cittadini. La contesa tra gli ebrei israeliani e l’arena internazionale proviene dall’insensibilità che questa mostra sia verso il legame indissolubile tra gli ebrei e quel piccolo lembo di terra, sia verso il sentimento di terrore presente in Israele, minuscola isola democratica nel mezzo di dittature pronte a distruggerla militarmente secondo le derive fondamentaliste della propria cultura, derive che allontanano la riconciliazione dei palestinesi con i propri fratelli ebrei.
“L’aspetto più innovativo che questo libro propone rispetto alla letteratura esistente riguarda la soluzione prospettata al problema dell’occupazione militare israeliana nei confronti dei territori palestinesi, che rispetti le sensibilità culturali dei due popoli. Sebbene la comunità internazionale sia molto lontana dall’accettare questo concetto, il testo spiega le ragioni di questa unica possibilità di pace effettiva, non solo diplomatica... Questo libro - per l’attualità che tratta, per le tesi sostenute e per gli aspetti nuovi relativi al conflitto che affronta - può essere un buon inizio per una discussione più seria del conflitto, soprattutto alla luce del fallimento dell’assioma ‘pace per terra’”.
Sen. Prof. Luigi Compagna - Senato della Repubblica
Università Luiss - Facoltà di Scienze Politiche
“Un volume che offre una precisa e dettagliata ricostruzione della contrastata storia dei rapporti tra Israele e i suoi vicini e avversari, ripercorsa in tutti i principali aspetti politici e militari (dall’autodeterminazione all’autodifesa, dai territori contesi al negazionismo, dal pacifismo aggressivo all’uso proporzionato della forza, dai negoziati di pace alle risoluzioni ONU di condanna di Israele, fino ai più recenti eventi del Rapporto Goldstone e della Freedom Flotilla), considerati soprattutto dal punto di vista della diplomazia e del diritto internazionale. Un libro che testimonia, purtroppo, la grande solitudine di Israele nello scenario internazionale, l’ennesimo rifiuto riservato al popolo ebraico dal “resto del mondo”; eppure, un libro che offre anche, nonostante tutto, un profetico, luminoso messaggio di speranza, nelle parole finali del preambolo di Bahbout: “Gerusalemme... rappresenta un punto comune di riferimento per gran parte dell’umanità: non sarebbe questa la sede più naturale e idonea per un ente come l’ONU che ha il compito di operare per portare la pace nel mondo?”. Estratto dell’ articolo su moked.it
Prof. Francesco Lucrezi, storico
“Una pace possibile solo attraverso il reciproco riconoscimento e l’accettazione della cultura dell’altro: questa la tesi di fondo che emerge dal volume di Petroni e Curci edito, per i tipi della Messaggi Edizioni, nella collana Cedri diretta dal professor Cesare Colafemmina. Gli autori elaborano un’analisi sistematica del conflitto mediorientale tesa a superare preconcetti e luoghi comuni, cause della reciproca demonizzazione tra cultura palestinese e civiltà ebraica. Il testo è percorso da costanti richiami al legittimo diritto storico, degli ebrei, di vivere in Eretz Israel e al valore religioso, per gli ebrei e non solo, di questo ristretto lembo di terra che si affaccia sul Mediterraneo, culla delle tre grandi religioni monoteistiche... ” (continua a leggere)